Un’azienda non vive di storia, la riscrive. È un concetto semplice eradicale che racconta bene il presente di Tenuta Conte Vistarino, nata nel 1850 a Rocca de’ Giorgi, in Oltrepò Pavese (ma in capo alla famiglia da tempo infinito). Dopo oltre 160 anni di continuità produttiva, questa realtà sta attraversando un passaggio delicato e decisivo: trasformare un patrimonio familiare in una visione contemporanea, che porta un nome preciso, quello di Ottavia Vistarino.
Non senza qualche ritrosia, infatti, la proprietaria di una delle aziende di riferimento del Pinot Nero italiano ha firmato le sue prime etichette con nome e cognome.
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Sono quelle che compongono tre cassette da collezione di Pinot Nero, due verticali e una orizzontale dei vini Bertone e Tavernetto (rispettivamente vendemmie 2013, 2017 e 2019 e vendemmie 2013, 2015 e 2019) e l’annata 2017 dei due precedenti, più l’altro cru, Pernice.
Il progetto si chiama Le Réserve des Amis e fa capo al wine club Les Amis. Dietro a questa idea, ma anche dietro al sì di Ottavia “di metterci la faccia” c’è Lino Scaravonati, da poco più di un anno alla direzione dell’azienda pavese, dopo aver trascorso quasi vent’anni nel Gruppo Lunelli.
La storia recente parte da un principio: «Non fai carriera per quello che sai, ma per quello che sei». È una frase che il direttore generale porta da una precedente esperienza, e che qui diventa cultura aziendale: «Vistarino, oggi, non è un gruppo di competenze -spiega Scaravonati – è un insieme di adesioni valoriali. Chi lavora in azienda — dall’enologo trentino al responsabile agronomico sardo— ha scelto prima il territorio, perché crede nel potenziale dell’Oltrepò e nella visione di Ottavia». Questo cambio culturale si traduce in un metodo interno molto chiaro :si decide insieme.
L’articolo integrale di Francesca Ciancio è stato pubblicato sul numero di Wine and Travel di gennaio 2026. Per continuare a leggerlo, acquista il giornale.

