Un incontro con Federico Veronesi, Ceo di Oniwines, la divisione vinicola del Gruppo Oniverse, di proprietà della famiglia Veronesi.
La nostra intervista per capire come nasce e si governa un gruppo del vino che mette al centro identità e persone.

Una scelta consapevole, non una deviazione.
Crescere in un contesto imprenditoriale strutturato significa imparare presto il valore dell’organizzazione, della visione, della velocità decisionale. Federico Veronesi porta con sé questo bagaglio, ma quando sceglie il vino decide di applicarlo a un mondo che segue regole diverse.
Qui il tempo non si comprime, non si forza. Si accompagna. Nel nostro incontro lo dice con chiarezza, anche quando ragiona su cosa sia davvero Oniwines: non un progetto “industriale” nel senso più stretto, ma un’architettura capace di sostenere la complessità dei territori senza addomesticarli.
Veronesi definisce Oniwines «un progetto culturale con una struttura industriale», perché l’ambizione è conservare un “sapore artigianale” nel prodotto e nell’approccio, pur lavorando su una scala più ampia di quella consentita oggi a un singolo artigiano.
Non lo racconta come un paradosso, ma come una sfida: costruire una qualità replicabile senza perdere autenticità. Per riuscirci, sottolinea, serve un’attenzione altissima in ogni passaggio, «dalla vigna alla cantina», e una formazione continua delle persone, perché «nulla può essere lasciato al caso».
Il vino gli insegna presto che non tutto può essere accelerato e che alcune scelte hanno senso solo se pensate sul lungo periodo. Non si tratta di rinunciare all’efficienza, ma di cambiare prospettiva: ascoltare prima di intervenire, capire prima di agire. È questo il mindset che diventa la base di Oniwines…

L’articolo integrale di Sara Missaglia è stato pubblicato sul numero di Wine and Travel di aprile 2026. Per continuare a leggerlo, acquista il giornale.

