Gli ori di Cabras

Wine Travel

Francesca Ciancio

13 Luglio 2026

Gli ori di Cabras

C'è un angolo di Sardegna, nell'Oristanese, dove il colore dell'oro non appartiene ai metalli preziosi, ma alla terra e all'acqua: la Vernaccia di Oristano e la bottarga di muggine.

C'è un angolo di Sardegna, nell'Oristanese, dove il colore dell'oro non appartiene ai metalli preziosi, ma alla terra e all'acqua. È l'oro liquido della Vernaccia di Oristano, un vino che non si cura delle mode e sfida il tempo, e l'ambrato della bottarga di muggine, il «caviale del Mediterraneo».

A Cabras, questi due prodotti non si limitano ad abbinarsi a tavola: si riflettono l'uno nell'altro, raccontando la storia di un popolo che ha saputo fare della pazienza e dell'artigianato più puro una forma d'arte. Un legame simbiotico che oggi diventa la leva più potente per un turismo lento, capace di svelare le bellezze naturali e archeologiche del Sinis.

Un'archeologia del gusto: Sa Osa e il DNA millenario del Sinis. Per cogliere l'essenza di questo territorio bisogna comprendere che qui l'enogastronomia è pura archeologia vivente. Recenti ritrovamenti nel sito di Sa Osa hanno portato alla luce vinaccioli datati tra il 1600 e il 1500 a.C. La scoperta scientifica ridisegna le mappe della viticoltura: l'analisi di questi antichi semi ha dimostrato che in Sardegna si domesticava la vite — in particolare varietà a bacca bianca, forse antenate di Vernaccia e Malvasia — ben prima dell'arrivo dei Fenici.

Questo popolo antico, insieme a quello misterioso degli Shardana, ha semplicemente perfezionato ciò che la natura del Sinis offriva già. Dal medesimo passato affonda le radici l'arte della conservazione del pesce. I Fenici insediati nell'antica città di Tharros, abbarbicata su Capo San Marco, compresero immediatamente la ricchezza dello Stagno di Cabras: un gigante d'acqua salmastra di oltre 2.300 ettari, protetto a nord dal massiccio basaltico del Montiferru e a sudest dal Monte Arci, antico vulcano produttore dell'ossidiana, l'oro nero della preistoria. È in questo bacino che si compie il miracolo del Mugil cephalus, il muggine locale.